Una lettura ravvicinata dei materiali
Tessere oblunghe e relativamente larghe modellano i volti, i panneggi e il campo circostante. Questa lavorazione appartiene a un linguaggio tecnico che si affermò sempre più nella seconda metà del XIX secolo, elemento da considerare insieme alla datazione proposta intorno alla metà del secolo.
Il braccio sinistro del giovane san Giovanni Battista appare materialmente distinto dal resto della composizione. In questa zona le tessere sono più grandi, più quadrangolari e presentano una variazione tonale sensibilmente minore. La differenza fa pensare a un intervento o a una rielaborazione successivi, sebbene sia necessario esaminare l’opera prima di giungere a conclusioni definitive.

Un soggetto riproposto in mosaico
Sono documentate altre versioni in micromosaico in collezioni pubbliche e private. L’Ermitage di San Pietroburgo conserva un esemplare di fine XVIII secolo di G. Malusardi, mosaicista dello Studio del Mosaico Vaticano (Efimova E., 1968, p. 34). Una versione di Luigi Moglia si trova al Musée National du Château de Compiègne (cat. pp. 22–23); altri esemplari sono attestati nelle collezioni del Palazzo del Quirinale a Roma e della Gilbert Collection a Londra.
La versione della Gilbert Collection, leggermente più piccola dell’opera qui esaminata, fu realizzata alla fine del XIX secolo da Ludovico Lucietto presso lo Studio del Mosaico Vaticano (Hanisee Gabriel J., 2000, p. 68). Queste opere costituiscono termini di confronto per la storia del soggetto; non determinano l’autore né la data del micromosaico qui esaminato.

L’archivio dello Studio Vaticano
Un documento dell’Archivio della Reverenda Fabbrica di San Pietro attesta che nel 1899 a Ludovico Lucietto fu affidato il completamento di una Madonna della Seggiola iniziata da Innocenzo Pallini nel 1897 e rimasta incompiuta alla morte di Pallini (ARFSP, Lucietto Ludovico, II-I, 140).
La stessa documentazione registra la nomina di Lucietto a mosaicista soprannumerario dello Studio Vaticano nel 1877 e la sua attività fino alla prima metà del secolo successivo. Negli anni seguenti lo Studio continuò a riprodurre il soggetto.
Il catalogo dell’Esposizione Universale di Parigi del 1867 elenca tra le opere esposte dallo Studio del Mosaico Vaticano La Vierge à la chaise, d’après le tableau de Raphaël qui existe dans la galerie de Florence (1867, p. 30). Il riferimento dimostra il posto consolidato del soggetto nel repertorio dello Studio, ma non un legame diretto con l’opera qui esaminata.
